Nell’era digitale, i social media sono diventati il palcoscenico principale dove condividiamo momenti della nostra vita quotidiana. Tuttavia, dietro ogni foto pubblicata si nascondono potenziali rischi che spesso sottovalutiamo.
Ogni foto, ogni video trasmette un messaggio implicito su ciò che è normale, accettabile, sicuro, desiderabile.
Alcuni esempi:
• 🚫 Qualche mese fa, un video su Facebook mostrava una donna imprenditrice seduta su un carrello elevatore in un magazzino (ambiente non collegato al suo settore e all’argomento del video), senza cintura, senza scarpe antinfortunistiche né guanti, e con addosso una camicia elegante e pantaloni larghi (sconsigliati per rischio impigliamento).
• 🚫 Settimane fa, sempre su Facebook, un capo reparto che si promuoveva in un ambito poco affine al magazzino si mostrava alla guida di un carrello elevatore senza cintura, nonostante esperienza, corsi di sicurezza e qualifica di Preposto.
• 🚫 Un imprenditore agricolo di un’azienda medio-grande ha pubblicato sulla pagina Facebook delle foto artistiche in bianco e nero di lavoratori e lavoratrici, scattate da un fotografo professionista. Ma qualcuno avrà consultato un esperto di sicurezza prima di metterle online? Le immagini ritraggono donne al lavoro in campagna, chine, in posture scorrette e condizioni insalubri, quasi come 50–70 anni fa.
• 🚫 Infine, la promozione di un corso di meditazione mostrava una ragazza che medita in mezzo alla strada, come fosse un luogo tranquillo e sicuro.
👷♀️🦺 Guardando queste immagini con il “cappello” di RSPP e Formatrice sulla sicurezza ed attrezzature, noto posture scorrette, DPI assenti, abbigliamento pericoloso, comportamenti non conformi.
In sintesi:
• ❌ imprenditori e capi reparto su carrelli elevatori senza DPI;
• ❌ posture scorrette immortalate in scatti artistici;
• ❌ messaggi di benessere o professionalità costruiti attraverso immagini pericolose;
• ❌ una ragazza che medita in mezzo a una strada, come se fosse un contesto sicuro.
🥴 Sono immagini che, volontariamente o meno, normalizzano comportamenti a rischio.
Credo nella buona fede di chi ha prodotto questi contenuti e immagino ci fosse attenzione solo al messaggio verbale. Ma le immagini, al pari delle parole, comunicano e veicolano significato.
🤦♀️ Se filmassi me stessa scalando una montagna con i sandali o con i tacchi… che messaggio trasmetterei? Ricordo che in vecchi film americani come Flashdance, gli attori nelle scene di fabbrica indossavano cuffie antirumore, tute da lavoro e scarpe antinfortunistiche, in linea con le normative USA dell’epoca. Era finzione, ma il messaggio visivo era coerente.
Ciò che mostriamo diventa cultura.
🧠 Perché accade?
Per due motivi principali:
1️⃣ Il bisogno umano di riconoscimento.
I social amplificano il desiderio di essere visti, apprezzati, confermati. Nel tentativo di comunicare competenza, autenticità o creatività, si perde di vista il contesto e il messaggio implicito.
2️⃣ La separazione percepita tra “immagine” e “realtà”.
Molti pensano: “È solo una foto, mica un manuale di sicurezza.”
Ma la mente non ragiona così: le immagini bypassano la logica. Mostrano, e quindi normalizzano.
⭐ Questa riflessione vuole sottolineare l’importanza di un uso consapevole di immagini e parole sui social media, perché — volenti o nolenti — siamo tutti modelli di comportamento. E questo è particolarmente vero su Facebook, dove, in un certo senso, siamo tutti “famosi”.
📸 Siamo tutti modelli di comportamento.
Non serve avere migliaia di follower: basta una sola foto per far passare l’idea che “così si può fare, e anche il contrario.
Da qui nasce la responsabilità, che si trasforma in consapevolezza.
✔️ Cosa possiamo fare, a partire da oggi, per comunicare responsabilmente?
✔️ Come possiamo coniugare il bisogno umano di essere visti con il dovere di dare un buon esempio?
✅ Scarica subito la tua checklist utile e concreta per pubblicare foto e video sui social
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Dott.ssa Michela Tamassia
RSPP Esterno • Formatore Sicurezza • Manager HSE

